Piano di Welfare Aziendale. Life in ti aiuta a realizzarne uno ad hoc!

Nell’ottica di garantire un servizio più completo ed efficiente per i propri clienti, Life in mette a disposizione le proprie risorse e professionalità per sviluppare una piano di welfare aziendale personalizzato, che rispetti caratteristiche, obiettivi e necessità delle aziende clienti, e offra concreti benefici sia da un punto di vista retributivo e fiscale sia da un punto di vista organizzativo e di miglioramento del clima aziendale.

Welfare Blog

COS’E’ IL WELFARE AZIENDALE E QUALI VANTAGGI PORTA?

Il welfare aziendale costituisce un insieme di benefit e prestazioni che consentono di superare la componente meramente monetaria della retribuzione, al fine di sostenere il reddito dei dipendenti e dei loro familiari e migliorarne la vita privata e lavorativa.

Benefici del Welfare aziendale:

  • Contenimento e pianificazione del costo del lavoro

  • Aumento del potere di acquisto dei dipendenti

  • Ottimizzazione dell’impatto contributivo e fiscale

  • Miglioramento del clima aziendale

  • Maggior motivazione del personale presente in azienda e riduzione dell’assenteismo

  • Aumento della produttività e miglioramento delle relazioni sindacali

 

COME LIFE IN TI PUO’ AIUTARE

I servizi offerti da Life in per l’attuazione di un piano aziendale sono:

1) BUONI PASTO

Il Buono pasto erogato dall’azienda ai dipendenti consente agli stessi, quali titolari beneficiari di accedere al servizio sostitutivo della mensa per l’importo pari al valore facciale. I Buoni pasto non sono cedibili, commercializzabili, cumulabili o convertibili in denaro e sono utilizzabili per l’intero valore facciale; sono spendibili presso aziende che svolgono le seguenti attività: somministrazione di alimenti o bevande; cessione di prodotti di gastronomia pronti per uso immediato (come rosticcerie, gastronomie artigianali e assimilati) ed esercizi di vendita legittimati a vendere prodotti appartenenti al settore merceologico alimentare. In sostanza il buono pasto può essere utilizzato presso ristoranti e tavole calde, nonché presso la Grande distribuzione. I Buoni pasto non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente fino all’importo complessivo giornaliero di € 5,29.2

2) BUONI ACQUISTO

Si tratta di buoni di acquisto che possono essere acquistati in vari ambiti ed in particolare:

  • Acquisto per i dipendenti (Fringe benefit) in regime di esenzione da contribuzione
  • (Art. 51 comma 3 TUIR) fino a concorrenza di un valore economico pari a 258,00 euro/anno e non concorrono a formare reddito.
  • Acquisto come omaggi  (Art. 108 Comma 2 TUIR  – Omaggistica aziendale) con piena deducibilità fino ad un tetto massimo di 50,00 euro di valore
  • Acquisto come spese rappresentanza consente percentuali di deducibilità differenziate entro i valori economici (plafond di deducibilità) di seguito riportati:
  • 1,5% dei ricavi e altri proventi fino a 10 milioni di euro
  • 0,6% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente 10 milioni e fino a 50 milioni di euro
  • 0,4% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente 50 milioni di euro

I tagli disponibili: 5-10-20-25-50 euro ed i buoni hanno Validità 12 mesi con possibilità, entro 30 giorni di riemissione dei voucher scaduti. Life in si occupa della gestione dell’ordine fino alla distribuzione dei voucher direttamente ai lavoratori. Il punto di forza del Buono acquisto è l’articolata rete di spendibilità che consente un impiego versatile sia nei confronti dei dipendenti e sia su clienti (operazioni e concorsi a premio), attraverso una rete di operatori di circa 10mila esercizi distribuiti sul territorio nazionale presenti nei principali settori merceologici: spesa, profumerie, abbigliamento, negozi di elettronica, sport e grande distribuzione e stazioni di carburante (solo stazioni ERG). I costi delle attività e la gestione della rete sono coperti da una commissione che varia in base ai volumi acquistati e che non supera il 6 % del valore nominale.

3) VOUCHER

Grazie alla Legge di stabilità 2016, che ha favorito fiscalmente l’erogazione da parte delle aziende di servizi e welfare ai lavoratori e ai loro familiari, il Voucher universale è divenuto una realtà anche in Italia. Life in propone i Voucher quale soluzione che consente ai propri lavoratori somministrati di scegliere tra numerosi servizi per sé e la famiglia nell’ambito dell’ istruzione dei figli (testi scolastici, rette, tasse di frequenza, mense); cura dei familiari (baby sitter, badanti, campus scolastici, baby parking, ludoteche, centri diurni, case di cura e riposo); sport e benessere (palestre , piscine, centri sportivi e termali, centri medici e dentistici); tempo libero (viaggi, parchi tematici, spettacoli); cultura e formazione (corsi di lingue, tempo libero, personali e professionali). Questo strumento è applicabile nel caso di conversione di un premio di risultato nei limiti di 3.000 euro, incrementabile a 4.000 euro ove presenti forme partecipative dei lavoratori, percepito da un dipendente con un reddito annuo lordo non superiore ad € 80.000 . Il lavoratore ha la possibilità di scegliere se percepire il premio di risultato come somma in busta paga, tassabile al 10 %, oppure quale sostituzione integrale o parziale sotto forma di servizi welfare negli ambiti sopra indicati interamente non tassati (nei limiti dell’art.51 Tuir).

Infine Life in può implementare piani welfare integrando la struttura retributiva con l’erogazione liberale di benefit che maggiormente soddisfano le esigenze dei propri dipendenti somministrati con il limite del 5 x 1.000 del costo del lavoro dell’azienda cliente. I costi delle attività e la gestione della rete sono coperti da una commissione che varia in base ai volumi acquistati e che non supera il 6 % del valore nominale.

4) FORMAZIONE CONTINUA

Life in, mediante la Società Efil, può creare per i lavoratori somministrati presso le proprie aziende clienti dei percorsi formativi professionalizzanti attraverso Forma.Temp.

La formazione Continua comprende le iniziative mirate al soddisfacimento delle esigenze di formazione dei lavoratori assunti in somministrazione a tempo determinato e fa riferimento a modelli che permettano la realizzazione di obiettivi quali l’anticipazione dei bisogni, la riqualificazione, l’aggiornamento e l’adattamento professionale. Le iniziative sono volte all’adeguamento delle qualificazioni con l’evoluzione delle professioni e dei contenuti delle mansioni, al miglioramento delle competenze e all’acquisizione di qualificazioni indispensabili per rafforzare la situazione competitiva delle imprese e del loro personale. Il fine è quello di evitare l’invecchiamento delle qualificazioni in possesso dei lavoratori e prevenire nello stesso tempo le conseguenze negative degli effetti che ciò potrebbe determinare nel mercato del lavoro del settore, in particolare adeguando la formazione alle diverse esigenze che vengono richieste dai settori e dalle imprese in corso di ristrutturazione organizzativa, economica e tecnologica. A tal fine, oltre all’acquisizione delle competenze aggiuntive e a carattere specialistico sopra indicate, è auspicabile che i destinatari della formazione Continua acquisiscano competenze trasversali, essenziali al fine di produrre un comportamento professionale in grado di trasformare un sapere tecnico in una prestazione lavorativa efficace garantendo l’occupabilità dei lavoratori coinvolti.

I destinatari della formazione Continua sono:

  1. lavoratori in missione a tempo determinato o indeterminato in somministrazione che abbiano maturato almeno 2 mesi di lavoro negli ultimi 12 mesi;

  2. lavoratori in missione a tempo determinato o indeterminato in somministrazione al di fuori dell’orario di lavoro nei limiti previsti dal CCNL per il settore delle Agenzie di somministrazione di lavoro;

  3. lavoratori in attesa di missione che abbiano avuto un contratto a tempo determinato o indeterminato in somministrazione di almeno 30 giorni negli ultimi 12 mesi e che siano disoccupati da almeno 45 giorni;

  4. lavoratori in attesa di missione che abbiano avuto un contratto a tempo determinato o indeterminato in somministrazione di almeno 5 mesi (110 giorni) e che siano disoccupati da almeno 45 giorni;

  5. lavoratori che, a seguito di infortunio durante la missione a tempo determinato o indeterminato in somministrazione, presentino riduzioni di capacità lavorativa per le quali occorre una formazione riqualificante al fine di una reinserimento lavorativo;

  6. lavoratrici madri che, alla conclusione del periodo di astensione obbligatoria o facoltativa, non abbiano una missione attiva per il rafforzamento dell’occupabilità a condizione che abbiano maturato almeno 30 giorni di lavoro a tempo determinato o indeterminato in somministrazione negli ultimi 12 mesi antecedenti al periodo di astensione.

Per la gestione amministrativa dei lavoratori in somministrazione, in aiuto alle aziende il “PROGETTO IN HOUSE”

Implementare la produttività, aumentare i profitti e ottenere di più con meno sono solo alcune delle sfide che si affrontano quotidianamente in un’azienda. Il comune denominatore è il personale: se è efficiente, si ha successo, ma in caso contrario, può rappresentare un ostacolo. In aiuto delle aziende clienti il Progetto IN-HOUSE per avere “in casa” la gestione amministrativa dei lavoratori in somministrazione.

blog 3

Al giorno d’oggi avere un business partner all’avanguardia, in grado di anticipare le esigenze dei clienti e proporre soluzioni consulenziali è fondamentale. Ecco perché Life in spa si è da tempo attivata per fornire alle aziende clienti tutto il supporto necessario dando vita al progetto IN HOUSE.

Vogliamo per questo dedicare un articolo del nostro Blog per spiegarvi meglio nel dettaglio in cosa consiste questo servizio e quali sono i vantaggi per i nostri clienti.

In cosa consiste il progetto “IN HOUSE”?

Life in spa con il servizio “In-house” può cambiare l’organizzazione dell’azienda cliente attraverso una risorsa che gestisce il personale di lavoro somministrato operando fianco a fianco dell’impresa utilizzatrice, condividendo gli spazi di lavoro con notevole risparmio di tempi e costi.

Questo servizio nasce per le esigenze di grandi e medie imprese che hanno numeri importanti di risorse in somministrazione di lavoro e si sviluppa attraverso l’inserimento presso l’azienda della risorsa “In house manager” ovvero un dipendente diretto di Life in Spa con un background di lunga esperienza in grado di gestire il personale somministrato direttamente sul luogo di lavoro invece che dalla filiale.

L’utilizzatore può dunque beneficiare della creazione di una struttura dedicata presente direttamente in azienda per un servizio totalmente personalizzato. Partendo dalla condivisione degli obiettivi strategici di ogni cliente, Life in Spa implementa le azioni utili per rendere più efficiente la gestione della flessibilità.

 

I vantaggi del servizio In houseblog 2

La gestione di un elevato numero di dipendenti in somministrazione da parte di medie e grandi aziende, sia che abbiano una sede unica, sia nel caso di multi-sede, risulta facilitata dalla presenza in-house di una risorsa specificatamente formata. 

I vantaggi che ne trae il cliente utilizzatore sono:

  • l’opportunità di integrare Life in spa nei propri processi, migliorando così comunicazione, rapidità ed efficacia del servizio;
  • un servizio dedicato con una focalizzazione delle risorse che seguono il cliente, migliorando il servizio attraverso proattività ed anticipazione delle sue esigenze;
  • la possibilità di delegare una serie di attività a Life in Spa invece di gestirle direttamente;
  • un piano di risparmio sui costi personalizzato per ridurre i costi complessivi della somministrazione (diretti e indiretti);
  • l’assistenza di un In house Manager che individui le aree di contenimento costi e proponga un piano di azione in ottica di riduzione del costo del lavoro e di ottimizzazione dei processi.

 

I vantaggi di Life in spa

Il servizio In house si avvale di professionisti con comprovata esperienza e competenze specifiche orientati all’ottimizzazione del personale in somministrazione.

Al cliente vengono garantiti:

  • l’assegnazione di un Manager dedicato e la sua costante presenza diretta come consulente nella sede dell’utilizzatore in modo da consentirgli di migliorare flessibilità, produttività ed efficienza con notevole risparmio di costi
  • La libertà di concentrarsi sul proprio core business sapendo di avere al proprio fianco un partner in grado di sviluppare soluzioni per la gestione del personale su misura
  • strumenti e procedure create ad hoc per il cliente e per il suo settore professionale;
  • servizio di consulenza e gestione HR completo a 360° coordinato dall’in-house manager

Nel nostro progetto IN HOUSE, il cliente è al centro della nostra attenzione e riceve da Life in un servizio di totale collaborazione e reciprocità di informazioni che non prevede passaggi intermedi.

blog 1

L’adozione dello strumento In house rappresenta un significativo cambiamento nella cultura aziendale dei nostri clienti in grado di produrre moltissimi vantaggi, fra questi:

  • la capacità di soddisfare con competenza e professionalità le esigenze specifiche dei clienti, che, sempre più frequentemente, richiedono un ” servizio integrato”, che vada dalla somministrazione al personale diretto passando per la programmazione della turnistica e la reperibilità h24,
  • la riduzione della “filiera” dello scambio di informazioni attraverso la stretta collaborazione e la condivisione degli uffici utile all’individuazione di tutte le integrazioni possibili, con l’obiettivo di aumentare il valore del cliente
  • avere “in casa” Life in, una società capace di rispondere tempestivamente alle richieste del mercato e dotata di un’organizzazione chiara e trasparente, in grado di evidenziare immediatamente “colli di bottiglia” e inefficienze.

CERCHI LAVORO? Non farti abbattere dal “Pessimismo Cosmico”!

Se sei alla ricerca di un lavoro è probabile che ti senta spesso scoraggiato o scoraggiata, dalle notizie sconfortanti che la maggior parte delle volte dipingono un quadro fosco e senza via di uscita, ma tu non farti abbattere.

cerco_lavoro_promo2

Una delle ultime notizie appunto è quella che la soglia della disoccupazione giovanile ha toccato la preoccupante vetta del 40%. Si sente spesso parlare anche di “fuga dei cervelli” all’estero, di genitori che lavorano oltre l’età pensionabile per mantenere i figli e quindi della difficoltà che questi figli hanno nel formarsi una famiglia tutta loro.

La situazione non è facile e spesso capita che pensieri negativi e malumori prendano il sopravvento peggiorando le cose. Ogni sfida per essere vinta necessita di essere affrontata al massimo delle proprie forze, con il morale alto, sicurezza in se stessi e certezza di farcela.

Prendi il “toro per le corna” e non trascinarti giorno dopo giorno pensando che tanto qualsiasi cosa faccia sia inutile, che questa situazione è destinata a non cambiare mai.

Armati di coraggio, pazienza, determinazione e soprattutto della voglia di non arrenderti mai.

Ecco allora una serie di consigli da mettere in pratica che ti aiuteranno a cambiare atteggiamento:

SII REALISTA

Da una generazione all’altra le cose nel mondo del lavoro sono profondamente cambiate. Se un tempo esisteva il tanto e tuttora “ambito” posto fisso, nel quale parcheggiarsi per quarant’anni di servizio, adesso questa realtà non esiste più.

Non approcciarti quindi alla ricerca del lavoro cercando “il posto della vita”, ma valutando con attenzione e serietà le dinamiche del settore che più ti interessa, le differenze geografiche, le qualità necessarie per ricoprire un determinato ruolo.

Guarda solo gli aspetti positivi: nessun pericolo di cadere nella routine, sfide sempre nuove, possibilità di crescita e cambiamento, per dirne solo alcune.

Insomma, non guardare al passato con nostalgia ma al presente e al futuro con una visione chiara e realistica delle cose.

ABBI LE IDEE CHIARE

Spesso quello che blocca non è tanto la mancanza di lavoro ma il non sapere dove andare a cercarlo. Bisogna avere le idee chiare, porsi degli obiettivi.

Non va bene dire “sono alla ricerca di qualsiasi lavoro”. Qual è il tuo obiettivo?

Se non ti è chiaro su quali capacità ed esperienze puntare allora è arrivato il momento di pensarci, oppure se vuoi inserirti in un settore del tutto nuovo sarà il caso di optare per una buona formazione.

Visualizza la tua meta, studia il campo d’azione, fissati un obiettivo e poi metti in campo azioni, azioni e ancora azioni.

IMPARA LE LINGUE

Conoscere fluentemente l’inglese non è più un’opzione, o un plus aggiuntivo proprietà esclusiva solo degli alti quadri dirigenziali. Al giorno d’oggi la conoscenza della lingua inglese è necessaria in quasi tutte le tipologie di lavori.

Ti basterà dedicare allo studio di questa lingua anche solo due giorni a settimana per ottenere risultati apprezzabili già dopo soli sei mesi.

E non fermarti qui, ma se ti è possibile affianca anche una terza lingua perché è questo il vero e proprio plus di oggi.

SFRUTTA LO STAGE

Se stai studiando all’università allora comincia fare esperienze di “stage” sin da subito, questo non toglierà tempo allo studio, anche se senz’altro richiederà dei sacrifici in più, ma piuttosto aggiungerà un’esperienza pratica alle teorie apprese. Non ti sto suggerendo di lavorare gratis, ma di sfruttare tutte le possibilità che hai a portata di mano.  “Chi non risica non rosica” diceva il proverbio e in questi casi è proprio vero. Chiedi a quante più aziende possibile finché non trovi quella disponibile e poi chissà, potrebbe anche crearsi una collaborazione professionale.

VAI ALL’ESTERO

In un mondo sempre più globalizzato, dai confini sempre più labili e con distanze che si accorciano, è davvero molto semplice fare un’esperienza di studio o lavoro all’estero. E’ stato dimostrato inoltre che chi sceglie di aggiungere un’esperienza all’estero al proprio cv ha molte più probabilità di trovare lavoro.

Un ultimo consiglio, lavora bene sulle tue doti di flessibilità, adattabilità e capacità relazionali, e metticela tutta per raggiungere la tua meta!

ASSUNZIONI DISABILI: novità importanti per le aziende e in arrivo sanzioni più alte

A partire dal 1° gennaio 2017, per effetto del Jobs Act che ha di fatto modificato la Legge 68/99 al fine di favorire l’inserimento di persone con disabilità  fisica o psichica che rischiano di essere escluse dal mondo del lavoro, è stato disposto per le aziende l’obbligo di assumere una certa quota di lavoratori disabili.

Assunzione-disabili

Obbligo assunzioni disabili 2017 cosa cambia?

Dal 1° gennaio 2017 le aziende sono obbligate ad assumere un certo numero di lavoratori disabili.

Nello specifico, tutte le aziende che occupano più di 14 dipendenti, sono obbligate a riservare una quota destinata agli invalidi civili con percentuale di invalidità dal 46 al 100%, invalidi del lavoro con percentuale di invalidità  superiore al 33%, gli invalidi per servizio, invalidi di guerra e civili di guerra con minorazioni dalla prima all’ottava categoria, i non vedenti e i sordomuti; categorie protette: profughi italiani, orfani e vedove/i di deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio ed equiparati (sono equiparati alle vedove/i e agli orfani i coniugi e i figli di grandi invalidi del lavoro dichiarati incollocabili, dei grandi invalidi per servizio o di guerra con pensione di prima categoria), vittime del dovere, del terrorismo e della criminalità  organizzata.

La normativa innovata dal legislatore persegue l’obiettivo di introdurre strumenti e procedure che consentano di contemperare il bisogno etico e morale di garantire opportunità di lavoro ai soggetti disabili da un lato e la sostenibilità di questo tipo di inserimento nell’assetto organizzativo delle imprese dall’altro. Un obiettivo difficile da conseguire e per il quale è indispensabile valutare adeguatamente le capacità  lavorative dei soggetti tutelati e analizzare le opportunità di lavoro, le forme di sostegno, le azioni positive, senza tralasciare la gestione dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi di lavoro.

I datori di lavoro che occupano più di 14 dipendenti sono assoggettati all’obbligo assuntivo in base alla dimensione della forza lavoro impiegata:

a da 15 a 35 unità: obbligo di assumere un disabile;

b da 36 a 50 unità: obbligo di assumere 2 disabili;

c oltre 150: obbligo di riservare il 7% dei posti a favore dei disabili più l’1% a favore dei familiari degli invalidi e dei profughi rimpatriati.

Le novità del Jobs Act

A decorrere dall’1 gennaio 2017, viene soppressa la finestra di tolleranza che consentiva ai datori di lavoro, che raggiungevano il limite di 15 lavoratori computabili, di non procedere all’assunzione del soggetto riservatario fino a che non fosse assunto un sedicesimo lavoratore. L’obbligo di assunzione insorgerà dunque in automatico al raggiungimento dei 15 lavoratori dipendenti.

Tutti i datori di lavoro con un tasso di rischio INAIL superiore al 60 per mille, possono optare per l’esonero a fronte del pagamento dell’importo di 30,64 euro al giorno per ciascun lavoratore non assunto. I giorni da prendere a riferimento per il calcolo del contributo sono calcolati con riferimento a 6 oppure a 5 giorni nell’arco della settimana, a seconda del contratto applicato.

 

 

 

 

“Offerte di lavoro truffa: IMPARA A DIFENDERTI!

Con l’attuale crisi del mercato del lavoro, a crescere non è solo il numero di persone alla ricerca d’impiego, ma anche il business delle truffe alle loro spalle. Si inizia dalle aziende che cedono illecitamente i dati di chi si è iscritto alle finte offerte di lavoro, sino ad arrivare a chi estorce dei soldi con la promessa di un impiego che non arriverà mai. In questo breve vademecum abbiamo stilato un elenco con le più diffuse offerte-truffa ed i rimedi per difendersi.

lavoro-truffa

Offerte di lavoro truffa: le più diffuse

Ecco le offerte truffa più comuni da cui guardarsi:

  • Annuncio in cui si chiede di chiamare un numero a pagamento per avere maggiori informazioni; lo scopo di questa finta offerta è molto chiaro: ottenere il maggior numero di chiamate per incassare il più possibile.
  • Annuncio nel quale è richiesta, per candidarsi all’offerta di lavoro, l’iscrizione a una banca dati a pagamento: anche questa truffa ha lo scopo di ottenere denaro, utilizzando come esca un impiego allettante, ma inesistente; in alcuni casi si illude il malcapitato che le più grandi aziende “peschino” i curricula solo da quella banca dati.
  • Annuncio nel quale si richiede un book fotografico a pagamento, in cambio di un lavoro nel mondo della moda o dello spettacolo: false offerte simili sono smascherabili facilmente, in quanto le aziende serie del settore, pur gradendo un book fotografico, non obbligano certamente i candidati ad averne uno a pagamento fatto da loro.
  • Impiego per il quale è richiesta la frequenza, prima di essere assunti, di un corso di formazione a pagamento (o con borse di studio che nessuno vincerà mai): anche in questo caso la truffa è finalizzata ad ottenere denaro da chi paga il corso, illuso dalla certezza di un futuro impiego; in alcuni casi non esiste nemmeno il corso di formazione.
  • Vendite porta a porta: non tutte le offerte porta a porta sono una truffa; lo sono quelle in cui si promette al candidato un compenso fisso o un inquadramento come dipendente, mentre, nel concreto, si offre un posto di venditore a domicilio, che “se nulla vende nulla guadagna”.
  • Call center outbound: la truffa dei call center si basa sullo stesso principio di quella dei venditori porta a porta; si pubblica un annuncio in cui si ricerca personale amministrativo, mentre, di fatto, si cercano operatori che telefonino per vendere prodotti o far sottoscrivere offerte; i compensi sono molto bassi, a fronte di provvigioni che crescono in base all’invendibilità del prodotto.
  • Periodo di prova gratuito: la truffa della “prova gratis”, nella maggior parte dei casi, non si evince dagli annunci di lavoro, ma si scopre dopo il colloquio; in pratica, si fa svolgere al candidato un periodo di lavoro gratuito, giustificato come periodo di valutazione per l’affidamento di mansioni di un buon livello (team leader, selezionatore, etc.); l’azienda fa firmare al lavoratore un foglio in cui dichiara che l’attività prestata non costituisce un rapporto lavorativo e che, pertanto, non ha diritto ad alcun compenso; terminata la “prova-truffa”, naturalmente il malcapitato non è idoneo e l’azienda lo ha sfruttato gratis.
  • Lavoro a domicilio: ovviamente non tutti gli impieghi a domicilio sono una truffa; lo sono quelli in cui si richiede del denaro in cambio dell’invio di un “kit” per lavorare (ad esempio cornici da confezionare, volantini da imbustare…) o dell’apertura di un account per vendere prodotti; il principio è lo stesso che sostiene il “marketing piramidale”: alla fine a guadagnarci è l’azienda che sta “in cima alla piramide” e gli sventurati che acquistano, sperando a loro volta di vendere, restano a bocca asciutta
  • Guadagnare con i questionari: in questo tipo d’imbroglio, molto diffuso, si illudono i malcapitati con la promessa di alti guadagni in cambio della compilazione di lunghissimi questionari; alla fine chi guadagna è solo l’azienda, che vende i dati personali a caro prezzo.

Gli imbrogli nelle offerte di lavoro non si esauriscono certamente in questi casi elencati: vi sono ipotesi ancora più gravi, come quella del finto datore che vuole abusare del candidato in cambio della promessa di un impiego, o quella dell’azienda estera inesistente che richiede alte cauzioni per l’alloggio. La fantasia dei criminali, purtroppo, non conosce limiti.

I trucchi per difendersi

I modi per difendersi da queste offerte truffaldine esistono e, più che “trucchi”, sono regole di buonsenso.

  1. Innanzitutto, diffidate degli annunci nei quali si parla di altissimi guadagni a fronte di poche ore di lavoro o di un impiego che non richiede grandi specializzazioni: nessuna azienda regala denaro;
  2. non rispondete alle offerte anonime o con nomi di fantasia: l’azienda deve sempre riportare la reale ragione sociale; fanno eccezione le sole aziende che affidano la ricerca di personale alle Agenzia specializzate (queste ultime, però, devono essere indicate nell’annuncio, assieme al numero di autorizzazione ministeriale);
  3. attenzione agli annunci in cui le mansioni o il ruolo da ricoprire sono poco chiari: se non sono fornite maggiori delucidazioni durante ulteriori contatti o colloqui, è molto probabile che si tratti di una delle truffe elencate nel decalogo e che si voglia attirare il candidato con la promessa di un buon impiego;
  4. mai inviare denaro: che sia giustificato con l’invio del “materiale di lavoro”, di un “manuale”, o con l’iscrizione ad un corso di formazione propedeutico all’assunzione, nulla cambia; il fine è sempre quello di estorcervi dei soldi con la promessa di un’occupazione inesistente; lo stesso vale per le chiamate a pagamento e per il marketing piramidale;
  5. mai lavorare gratis: può sembrare un consiglio “scontato”, ma è importante sapere che l’assunzione del lavoratore deve avvenire prima che questi inizi a lavorare ed il periodo di prova è retribuito normalmente; alcune aziende richiedono un periodo di formazione prima dell’inserimento, nella maggioranza dei casi retribuito; in nessun caso, comunque, sono richiesti soldi al candidato per la formazione, né viene richiesto di lavorare durante il periodo formativo;
  6. diffidate di chi vi chiede d’inviare nominativi di altri lavoratori interessati o di reclutare persone che stiano “sotto di voi”: molto probabilmente si tratta di marketing piramidale o di aziende porta a porta o call center poco seri;
  7. diffidate anche di chi richiede un’ingente mole di informazioni, o la compilazione di lunghissimi form e questionari, se l’impresa non è conosciuta: potrebbe trattarsi di persone che trafficano dati illegalmente o che commettono furti d’identità ;
  8. per lo stesso motivo, mai lasciare le proprie credenziali di accesso alla vostra mail, a vostri account personali (quelli bancari soprattutto!) ed a siti web come quelli dell’Agenzia delle Entrate o dell’Inps: i malintenzionati potrebbero truffarvi o commettere delle truffe a vostro nome;
  9. se non conoscete l’azienda e non reperite alcuna notizia su internet, è consigliabile farvi accompagnare al colloquio da qualcuno; dietro il finto annuncio potrebbe nascondersi un maniaco o un rapinatore;
  10. se il vostro interlocutore, durante il colloquio, non è chiaro al riguardo delle mansioni e dell’inquadramento, ponetegli domande mirate: sarà facile farlo “cadere in fallo”; lo stesso consiglio vale nel caso in cui un “amico” vi proponga un’offerta di marketing piramidale.

Questi sono i consigli fondamentali per evitare di cadere nelle trappole più utilizzate.

Non esiste uno “scudo universale” per evitare di essere imbrogliati: l’esperienza e la formazione, però, aiutano molto, assieme alla ricerca di lavoro “mirata” sulla specifica preparazione posseduta. E’ più difficile, infatti, che dietro offerte di lavoro dettagliate, per mansioni ben precise, si nascondano truffe, tarate, queste ultime, su impieghi generici, dunque idonee a mietere molte più vittime.

 

Work Life Design : il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata

Il cosiddetto Work Life Design , almeno secondo le aspettative, è destinato a diventare il nuovo standard per la gestione delle risorse umane nelle aziende moderne, che sembrerebbero tenere sempre più in considerazione è il giusto equilibrio tra lavoro  e  vita privata.

5335a4219d2044e2db9087d6dc8ce7f3

Un buon Work-Life Design è un desiderio più maschile o femminile? Kelly Services, leader mondiale nella consulenza per le risorse umane, ha presentato i risultati di un’indagine sul Work-Life Design, raccogliendo le risposte di 164.000 lavoratori e lavoratrici in 28 Paesi, di cui circa 4000 in Italia.

Il quadro emerso dimostra che non è una questione di genere: è apprezzato, infatti, da tutti i lavoratori e, a livello di percentuali, le differenze sono spesso minime.

In alcuni casi, i ruoli tradizionali risultano persino invertiti.

Ad esempio, a livello europeo, un ambiente di lavoro improntato sull’amicizia e sulla cordialità è desiderato più dagli uomini (54%) che dalle donne (50%). Questo gap tra generi è ancora più evidente in Italia: i sorrisi tra le scrivanie sono importanti, infatti, per il 56% degli uomini, avanti di 8 punti percentuali rispetto al gentil sesso (48%).

Il 66% delle lavoratrici italiane dichiara di apprezzare i benefici del lavoro flessibile, contro il 61% degli uomini, mentre il 35% desidera programmi per la cura dei bambini (la percentuale degli uomini si ferma al 28%).

Secondo i dati raccolti, a livello mondiale, il 74% delle lavoratrici considera l’equilibrio tra vita professionale e privata una caratteristica che influisce sulla scelta del posto di lavoro. E’ seconda soltanto a retribuzione, benefit e altri incentivi finanziari (89%), alla pari con le opportunità di carriera.

Quali sono gli elementi che costituiscono il Work-Life Design?

Lavoro flessibile

Il 66% delle lavoratrici italiane sostiene che le forme di lavoro flessibile, che comprendono orari personalizzati e smart working, favoriscano un equilibrio tra lavoro e vita privata. Il 35% considera il tempo libero retribuito (ferie e giorni di malattia) altrettanto fondamentale, mentre il 4% ritiene essenziale la possibilità di disporre di ulteriore tempo libero.

Governance del lavoro

Il 31% delle lavoratrici italiane dichiara che policy aziendali forti, che limitino il lavoro al di fuori del normale orario d’ufficio, sono fondamentali per un buon equilibrio tra lavoro e privato. Il 13% considera altrettanto importante limitare il ricorso alle e-mail di lavoro nel tempo libero, mentre per il 20% è essenziale che le aziende incoraggino i dipendenti ad usufruire di tutte le ferie.

Realizzazione personale ed empowerment

Il 45% delle intervistate del Bel Paese ritiene fondamentale che il datore di lavoro dia la possibilità di dedicarsi a progetti o ad iniziative innovative. Solo il 16% sarebbe interessata a prendersi anni sabbatici per dedicarsi ai propri interessi personali.

Cultura aziendale

Il 48% delle lavoratrici in Italia dichiara di apprezzare un ambiente nel quale sia favorito un clima amichevole tra i colleghi.

Inoltre, l’impegno da parte delle aziende nella corporate social responsibility, nella diversity e nelle pari opportunità, insieme a pratiche lavorative ecosostenibili è importante. Il 35% delle intervistate, infatti, dichiara di tenere in considerazione l’impegno verso le tematiche green durante la valutazione di un nuovo posto di lavoro.

Benefit e servizi legati allo stile di vita

Il 32% delle lavoratrici italiane ritiene essenziale la disponibilità  sul luogo di lavoro di benefit e servizi al fine di garantire un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata. Fanno parte di questi servizi programmi di wellness come fitness center on site, convenzioni con centri benessere e attività  antistress come la meditazione. In modo particolare, dichiarano di apprezzare particolarmente servizi per la cura dei bambini e dei familiari, rispettivamente con il 35% e il 30%.

Dall’indagine emerge che una percentuale significativa- il 42%- delle lavoratrici sacrificherebbe parte della propria retribuzione in cambio di modalità  di lavoro più flessibili: un ben più ridotto 12% di donne sarebbe pronto a sacrificare la retribuzione in cambio di meno responsabilità.

Voi, cosa ne pensate?

“Lavoro occasionale con i VOUCHER : cosa sono e come funzionano i BUONI LAVORO”

Nel 2014 il ricorso ai buoni lavoro è aumentato di addirittura il 69,6 per cento rispetto al 2013 mentre nei primi mesi del 2015, alla luce degli ultimi dati disponibili, si è registrato un nuovo picco con un +67% rispetto all’anno precedente. Con ogni probabilità , dati in crescita anche in futuro.

buono lavoro

In tanti negli ultimi tempi hanno sentito parlare dei voucher INPS lavoro occasionale, detti anche buoni lavoro, soprattutto a causa di una serie di novità introdotte con il Jobs Act che mirano, in qualche modo, ad incentivarne l’uso.

In questo articolo vedremo il rapporto tra i voucher lavoro ed eventuali sussidi di disoccupazione INPS (Naspi e Asdi o disoccupazione agricola), l’importo massimo realizzabile (limiti) e tutto che c’è da conoscere sui buoni, come si acquistano e come funzionano.

L’importo massimo che il prestatore di lavoro può percepire è pari a 7 mila euro (prima del Jobs Act la somma era di 5 mila euro) quindi, in ogni caso, non siamo di fronte ad una forma di lavoro che, usando un’accezione a-tecnica, può dirsi regolare in quanto l’occasionalità è alla base di tutto.

Possono essere acquistati sia da privati cittadini che da imprenditori o professionisti presso le rivendite autorizzate (esempio: acquisto voucher dai tabaccai) oppure telematicamente (strada, questa, divenuta l’unica possibile per la seconda categoria di committenti che non possono più fruire di quelli che si comprano nei negozi).

Voucher lavoro 2016 e INPS: cosa succede in caso di disoccupazione?

Un vantaggio considerevole per il lavoratore sta nel fatto che, grazie ai voucher lavoro, può continuare a beneficiare della Naspi o di altri sussidi erogati dall’INPS purché i compensi percepiti non superino i 3 mila euro netti. Tale limite, però, si abbassa a 2 mila euro se le prestazioni vengono svolte nei confronti di un professionista o di un imprenditore. Occhio perché nel caso in cui l’imprenditore facesse uso dei buoni lavoro, eccedendo il limite consentito, il rapporto si trasforma in contratto di lavoro subordinato e vengono applicate al datore le sanzioni previste dalla legge.

Come funzionano i Voucher INPS? Chi può usarli?

Si può fare ricorso a questo strumento in tutti i settori produttivi. Tuttavia per le imprese agricole esistono alcune limitazioni.

In particolare, se il fatturato è superiore a 7 mila euro annui possono essere impiegati solo particolari tipi di prestatori come giovani di età inferiore a 25 anni (solo se regolarmente iscritti alla scuola dell’obbligo o all’università e compatibilmente con gli impegni di studio, non a caso si ritiene che tutti questi impieghi stiano diventando come all’estero i cosiddetti lavori per studenti) o pensionati; possono, inoltre, essere impiegati lavoratori che percepiscono un sostegno al reddito (disoccupazione). Le attività  agricole, però, devono essere di carattere stagionale.

Al di sotto dei 7 mila euro, invece, non ci sono queste limitazioni: unico requisito è la non iscrizione del lavoratore, nell’anno precedente a quello in cui viene impiegato, negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

Funzionamento dei buoni lavoro: Attivazione Voucher INPS e uso

I voucher prepagati hanno un valore nominale di 10, 20 o 50 euro ed il compenso minimo è pari al voucher lavoro di importo più basso, cioè 10 euro. Questo, però, non vale nel settore agricolo dove si seguono regole differenti.

Una volta ricevuto il voucher lavoro, esso può essere incassato presso qualsiasi ufficio postale dietro esibizione di un valido documento di riconoscimento. Il tempo massimo per la riscossione è pari a 12 mesi e se il buono è stato acquistato presso un tabaccaio la riscossione può avvenire presso lo stesso esercizio.

Attenzione, però, perché il compenso minimo orario di 10 euro è lordo e non netto. Sul voucher, infatti, gravano le seguenti trattenute:

13 per cento da corrispondere alla gestione separata INPS a titolo di contribuzione previdenziale;

7 per cento da corrispondere all’INAIL, a tutela degli infortuni sul lavoro;

il 5 per cento, infine, viene erogato all’INPS che gestisce il servizio.

In pratica, quindi, su 10 euro si ricevono 7 euro e 50 netti. Su 20 euro se ne incassano 15 mentre su 50 euro il compenso netto per il lavoratore è pari a 37 euro e 50 centesimi.

Vantaggi per le aziende: perché scegliere i buoni lavoro?

Il vantaggio per gli imprenditori è dato dal fatto che ci si può avvalere dei lavoratori per un periodo breve ed in piena legalità , senza vincolarsi con un’assunzione a tempo determinato o indeterminato.

Sostanzialmente i buoni lavoro sono pensati per colmare in qualche modo la piaga del lavoro nero. Molti imprenditori, con ogni probabilità, fanno ricorso ai voucher quando hanno bisogno di prestazioni straordinarie che necessitano di più personale per un periodo ridotto.

Curiosità: dove hanno avuto maggior successo i buoni lavoro?

Prima nella speciale classifica di ricorso ai voucher, che raccoglie i dati che vanno dal 2008 al 2014, sono la Lombardia, seguita da Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Friuli Venezia Giulia. L’incremento vertiginoso che abbiamo registrato nel 2014 e la “spintarella” data dal Jobs Act, probabilmente, faranno aumentare ancor di più l’attenzione sui buoni.

Lavoro e referendum costituzionale, ecco cosa cambia con la riforma!

La nuova Costituzione prevede all’art. 117 una modifica sostanziale della suddivisione delle competenze legislative tra Stato e Regioni in materia di lavoro. Da materia concorrente, la “tutela e sicurezza del lavoro” diventa di competenza esclusiva dello Stato. E si aggiungono anche: “le politiche attive del lavoro”.

costituzione e referendum

E’ la prima volta che l’espressione politiche attive del lavoro entra nel testo costituzionale. Era già apparso in  alcuni provvedimenti legislativi (riforma Monti-Fornero e Jobs Act). Ora assume un rilievo ancor più importante. Riuscirà questo cambiamento di competenze a risolvere qualcuno dei problemi in cui si dibattono le politiche attive del lavoro in Italia?

Il ruolo che esse svolgono per combattere la disoccupazione strutturale e per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro è di fondamentale importanza. Così fondamentale è la funzione di attivare nella ricerca di lavoro i beneficiari degli interventi di sostegno del reddito, si tratti di disoccupati con sussidi di disoccupazione o disabili o di poveri che sono, sia pure parzialmente, abili al lavoro.

Tutti i Paesi Europei si sono dotati di una Agenzia Nazionale, con un duplice compito: erogare i sussidi e spingere i beneficiari a cecare lavoro, assistendoli nella ricerca.

Anche in Italia con il Jobs Act si è costituita una Agenzia Nazionale per le politiche attive, ma la rete sul territorio degli uffici che svolgono le funzioni fondamentali di intervento nel mercato del lavoro, cioè i Centri per l’Impiego, sono ancora gestiti dalle Regioni (fino a poco tempo fa la funzione era delegata alle Province), così come impone la Carta Costituzionale in vigore.

Questo modello ha funzionato e funziona molto male. La gestione delle politiche passive (i sussidi) è di livello nazionale, in quanto affidata all’INPS, mentre la gestione delle politiche attive è affidata alle Regioni.

In questo schema le Regioni non hanno incentivi a far funzionare bene le politiche attive per ridurre i sussidi, perchè non sono loro ad erogarli. Nonostante i ripetuti interventi legislativi volti ad instaurare un forte coordinamento tra Regioni e INPS, le Regioni non hanno mai manifestato un impegno sufficiente per svolgere la funzione di attivazione al lavoro dei disoccupati beneficiari dei sussidi. L’opportunità di integrazione delle politiche passive e delle politiche attive non è mai stata sfruttata. Non è un caso che negli altri Paesi sia stata creata una unica struttura di livello nazionale (e articolata sul territorio) per gestire sia i sussidi di disoccupazione, sia i servizi per il lavoro.

La Francia lo ha fatto venti anni fa; in Germania esiste da un secolo. E anche in Gran Bretagna le funzioni gestionali sono unificate presso il Ministero del Lavoro. In questi stessi Paesi, l’investimento in una unica struttura efficiente ha comportato rilevanti risparmi nella spesa per gli ammortizzatori sociali.

In Italia, come si sa, si spende molto per le politiche passive e poco per le politiche attive. In genere nel nostro Paese si preferisce investire nei trasferimenti monetari e poco sui servizi.

La nuova Costituzione, nell’affidare la competenza legislativa in via esclusiva allo Stato, pone le basi di un’importante ristrutturazione delle nostre politiche del lavoro.

Tra l’altro si tratta di una ristrutturazione necessaria se vogliamo partecipare, alla pari dei nostri partners comunitari, a quel progetto di “sussidio europeo di disoccupazione”, di cui, guarda caso, siamo noi i principali sostenitori.

“Vacanze finite: dalla spiaggia all’ufficio, come affrontare senza traumi il post-rientro!”

C’è chi la chiama sindrome da post-rientro o sindrome del rientro ferie, chi parla di depressione post ferie. Senza entrare nel merito di definizioni non adatte a chi ha pur sempre potuto godere di settimane di meritate vacanze, non è sbagliato parlare di un contraccolpo che si avverte appena varcata la porta dell’ufficio nei primi giorni di lavoro dopo le ferie.

Stress concept

Nelle righe a seguire, alcune semplici regole che possono servire a sostenere sia psicologicamente che fisicamente chi si appresta ad affrontare il rientro fresco di tintarella estiva.

Il multitasking può attendere!

Prima di buttarvi a capofitto nelle vostre attività e riprendere le fila di ciò che avete interrotto prima di andare in vacanza, fate un bel respiro e ponetevi delle priorità. Anche se siete campioni di multitasking e vi destreggiate con maestria fra decine di post-it, fare una cosa per volta vi aiuterà a mettere ordine mentalmente (oltre che sulla scrivania) per poter lavorare a pieno regime, con più armonia ed energia.

Cercate di abbandonare la routine!

Modificate qualcosa nella vostra quotidianità. Serve a non sentirsi inchiodati a vecchie abitudini e ripiombare nella nostalgia. Fare qualcosa di nuovo può dare una sferzata di energie alle proprie giornate, come iscriversi in palestra, a un corso di cucina, aprire un proprio blog, sperimentare nuove attività all’aria aperta.

Non siate troppo nostalgici…

Può essere utile mantenere i contatti con le persone conosciute in vacanza, ma non per ripercorrere ossessivamente i momenti tra mare e party estivi, bensì per ampliare le proprie conoscenze sulla scia della complicità sperimentate in vacanza.

Quando la prossima vacanza?

Pianificare le prossime ferie serve a spostare il focus su un nuovo progetto, attivarsi su un nuovo obiettivo. Il lavoro, in questo modo, diviene quindi il viatico per conquistarsi e meritarsi del nuovo tempo per se stessi e il proprio benessere.

Sfruttate al meglio il tempo libero!

Riempire il proprio tempo libero con attività stimolanti è certamente un’ottima strategia per prolungare la sensazione di benessere. Pianificare un fine settimana fuori porta, ad esempio, può facilmente diluire la tristezza post rientro.

Un’alimentazione corretta aiuta sempre…

Continuare a prendervi cura di voi anche dall’interno. L’organismo farà tesoro di alimenti ricchi di vitamine come la frutta, utile a riequilibrare il vostro corpo. Via libera a uva, prugne, frutti rossi, mele, limoni, pompelmi, kiwi.

Tornare dalle ferie non significa “finire”.

Le energie accumulate saranno quelle che potranno sostenervi durante un nuovo ciclo di lavoro, cambiamenti e progetti su cui puntare. Più che guardarsi indietro, sarebbe molto più produttivo guardare avanti continuando a prendersi cura di se stessi.

Non dimenticarti mai di quanto sei fortunato.

Per quanto possano essere giustificati i sintomi dello stress da post-rientro, è importante non perdere mai di vista la fortuna di poter tornare a lavoro. Del resto, le ferie non sarebbero così gratificanti se non fossero state guadagnate e meritate!

Buon lavoro!

Agevolazioni contributive per assunzione disabili: il recupero dell’incentivo entro il 16 settembre 2016

Il 13 giugno in una sua circolare, l’inps ha illustrato le novità e le modalità per richiedere dal 2016, gli sgravi contribuitivi a fronte delle assunzioni di persone con disabilità.

In linea generale, l’incentivo spetta per le assunzioni a tempo indeterminato e per le trasformazioni a tempo indeterminato di un rapporto a termine, anche a tempo parziale, decorrenti dal 1° gennaio 2016.

disabili lavoro

Il beneficio spetta nelle seguenti misure e durate.

La sua misura è legata alla tipologia di contratto stipulato e alla particolare situazione in cui versa il lavoratore:

Misura incentivo Riduzione capacità lavorativa Tipologia assunzione Durata incentivo
70% delle retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali Pari o superiore al 79% o minorazioni iscritte dalla I alla III categoria DEL TU pensioni di guerra Tempo indeterminato 36 mesi
35% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali Compresa tra il 67% e il 79% o minorazioni ascritte dalla IV alla VI categoria di cui al T.U.  pensioni di guerra Tempo indeterminato 36 mesi
70% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali Superiore al 45% dovuta a Disabilità intellettiva e psichica Tempo indetermiantoTempo determinato 60 mesi per contratto a tempo indetermianto
Per i contratti a tempo determinato non inferiori a 12 mesi per tutta la durata del contratto a termine

Condizioni di spettanza dell’incentivo.

Gli incentivi sono subordinati:

  1. ad essere in regola con l’adempimento degli obblighi contributivi; l’osservanza delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro;il rispetto degli altri obblighi di legge; il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;
  2. nel caso di assunzioni di disabili oltre la quota da coprire, è necessario rispettare il diritto di precedenza nella assunzioni
  3. alla realizzazione dell’incremento netto dell’occupazione, rispetto alla media della forza occupata nell’anno precedente l’assunzione o la trasformazione;
  4. alle condizioni generali di compatibilità con il mercato interno: imprese in difficoltà o che non hanno rimborsato aiuti illegittimamente percepiti

Per richiedere l’incentivo bisogna seguire il seguente iter:

  1. inoltrare all’Inps (tramite l’applicazione DiResCo “modulo 151-2015″) una domanda preliminare di ammissione all’incentivo;
  2. entro 5 giorni dall’invio dell’istanza, l’Istituto, verificata la disponibilità residua della risorse, comunicherà al datore di lavoro la possibilità di sfruttare il beneficio;
  3. nei successivi 7 giorni il datore di lavoro dovrà stipulare il contratto di assunzione ovvero di trasformazione;
  4. entro 14 giorni lavorativi dalla ricezione della comunicazione di prenotazione positiva dell’Istituto, il datore di lavoro ha l’onere di comunicare l’avvenuta stipulazione del contratto di lavoro, chiedendo la conferma della prenotazione effettuata in suo favore.

A seguito dell’accoglimento della domanda, al datore di lavoro sarà in automatico attribuito il codice di autorizzazione 2Y, e potrà così procedere mensilmente a recuperare l’incentivo nel flusso UniEmens. Il recupero dell’incentivo arretrato, da gennaio a maggio 2016, dovrà avvenire non oltre il 16 settembre 2016.